L'inquinamento che cambia il mare. Intervista a Emanuela Dattolo e Domenico D'Alelio, ricercatori e divulgatori della scienza

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Plastica e cambiamenti climatici: come l'inquinamento sta cambiando i nostri mari? Intervista ai ricercatori e divulgatori Emanuela Dattolo e Domenico D'Alelio.

Intanto in AMP Torre del Cerrano inizia il monitoraggio del Marine Litter.

La plastica è la prima causa di inquinamento dei mari, un fenomeno di portata globale, come mostra la mappa interattiva di Litterbase, il database dell’Afred Wegener Institute. Proprio in questi giorni, in Italia, La Repubblica riporta la notizia dell’enorme quantità di dischetti di plastica trovati spiaggiati lungo la costa tirrenica, dalla Campania alla Toscana. A livello locale, staremo a vedere quali saranno i risultati del monitoraggio Marine Litter effettuato dai tecnici di ARTA Abruzzo nelle spiagge dell’AMP Torre del Cerrano, in ottemperanza alla Direttiva Europea Marine Strategy. La finalità di questo monitoraggio è quella di prendere i provvedimenti più adeguati per combattere l'inquinamento sulle spiagge protette del Cerrano.

Un altro fenomeno di natura antropica – e cioè provocato dall’uomo- che sta cambiando globalmente il volto degli oceani è il cambiamento climatico, un fenomeno i cui effetti sono noti a tutti, ma che viene ancora negato da alcuni.

Perché lo stato di salute dei mari ci riguarda?

Perché gli sconvolgimenti del mondo subacqueo non riguardano solo le tartarughe marine che restano impigliate nei rifiuti o i delfini che soffocano nelle buste di plastica.  Se la parte più visibile del problema è conosciuta da anni -si pensi alla tristemente nota isola di plastica che galleggia nell’oceano Pacifico- più recentemente sta emergendo un aspetto che era rimasto invisibile, nel vero senso della parola: le microplastiche. Tra le “vittime” di questi rifiuti microscopici ci sono interi ecosistemi, a partire dal plancton, fino ai pesci che comunemente finiscono nel nostro piatto.

Tutelare la salute degli ecosistemi marini è uno dei compiti principali delle Aree Marine Protette. Come i danni che l'inquinamento provoca ai mari non riguardano solamente gli ecosistemi acquatici, ma anche le comunità umane che interagiscono con quei sistemi, così i benefici apportati dalla tutela dell'ambiente riguardano anche l'uomo.

Per capire di più sul modo in cui l’inquinamento marino derivante da plastiche e microplastiche e dal cambiamento climatico ha ripercussioni sulla flora e la fauna dei mari e degli oceani, e su come tutto ciò riguardi l’uomo, ho intervistato per Visit Cerrano due ricercatori esperti e entusiasti divulgatori scientifici.

Emanuela Dattolo è una ricercatrice che collabora con la stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. Tra le organizzatrici di Pint of Science, è specializzata in ecologia molecolare. Semplificando per i non addetti, Emanuela studia il modo in cui le specie marini viventi si evolvono, oppure le singole popolazioni si differenziano a seguito di "pressioni" dovute ai cambiamenti dell'habitat in cui vivono (ad esempio le variazioni nella luminosità, nella composizione chimica o organica ecc).

Domenico D’Alelio collabora con la stessa stazione zoologica: Il suo campo di ricerca è l'ecologia evolutiva dei microrganismi acquatici, e cioè lo studio del modo in cui più specie di plancton presenti in uno stesso ecosistema acquatico si influenzano a vicenda sul piano ecologico, ma studia anche le dinamiche evolutive che si instaurano all'interno di una stessa specie. Anche lui tra gli organizzatori di Pint of Science, è inoltre co-autore del libro Uno Scienziato a Pedali (Ediciclo). Il suo nuovo progetto si chiama EcoTrip, ed è un album di rap scientifico-ambientale che, con il brano Plasticology, racconta proprio il problema delle plastiche in mare.

Domenico, quale ruolo giocano i rifiuti umani, le micro-plastiche e i cambiamenti climatici nel panorama dell'ecologia evolutiva dei plancton? Spiegaci anche cosa questo significhi per l'essere umano, dal momento che lo zooplancton animale rientra nella catena alimentare, mentre il fitoplancton fornisce buona parte dell'ossigeno che respiriamo.

D - L'inquinamento può avere un effetto sugli ecosistemi marini a diversi livelli. Le nano e microplastiche, per esempio, ovvero frammenti delle dimensioni di pochi micron o poche decine di micron, come dici tu, possono essere ingeriti dagli animali del plancton o addirittura penetrare le membrane cellulari. Questi processi hanno un effetto immediato, poiché possono portare alla morte degli animali, anche se non possiamo ancora porre ciò in termini totalmente generali, poiché abbiamo necessità di studiare gli organismi in laboratorio per capire a pieno gli effetti delle nano e microplastiche su di essi. Gli organismi planctonici sono la base della catena alimentare marina, quindi ogni tipologia d'inquinamento che li pone a rischio va studiata attentamente rispetto ai danni che può generare. Per quanto riguarda gli effetti dei cambiamenti climatici sul plancton, la sensazione attuale è che gli oceani stiano modificando il loro regime di correnti, soprattutto verticale, e questo può avere un effetto sulla quantità di plancton vegetale che si riproduce nei settori più superficiali della colonna d'acqua, ovvero dove c'è più luce. Il fitoplancton si è ridotto del 40% nel corso dell'ultimo secolo, e questo può significare meno cibo per i pesci, meno ossigeno per gli oceani e più anidride carbonica in atmosfera. Il plancton in generale potrebbe ben adattarsi ai cambiamenti climatici, grazie alla velocità di evoluzione che lo caratterizza, ma non sappiamo ancora che tipo di plancton vincerà questa battaglia, e come l'ecosistema intero si ri-organizzerà intorno a questi vincitori.  Per esempio, nel nostro futuro potrebbe esserci un mare pieno di plancton gelatinoso (meduse, ctenofori, tunicati) e poverissimo di larve di animali che siamo soliti mangiare, come i pesci.

Emanuela, in che modo la presenza di micro-plastiche nel mare può indurre mutazioni nelle specie che fanno parte di un ecosistema inquinato? Questo inquinamento può indurre a fenomeni evolutivi troppo accelerati e anomali? Raccontaci i rischi per le specie dell'ecosistema colpito, anche per quelle non soggette a mutazioni.

É stato documentato che i detriti di plastica possono assorbire inquinanti pericolosi (come PCB, DDT e PAH) aumentandone la concentrazione nell’acqua fino ad un milione di volte rispetto alle aree circostanti liberi da detriti. Gli effetti negativi che queste sostanze hanno sugli animali sono molteplici. Molte di queste sostanze infatti sono interferenti endocrini, cioè sostanze che possono mimare l’effetto biologico degli ormoni e di conseguenza possono alterare lo sviluppo, il comportamento e la fertilità degli organismi che le ingeriscono ed anche quello della loro progenie; altre invece possono causare mutazioni a livello genetiche e cancro.

Quando gli animali mangiano questi pezzi di plastica, le tossine vengono assorbite nel loro corpo e lasciate passare la catena alimentare. Quando le materie plastiche si disgregano nell'oceano, rilasciano anche sostanze chimiche potenzialmente tossiche come il bisfenolo A (BPA), che può quindi entrare nella catena alimentare. Quando il pesce e altre specie marine scambiano gli oggetti di plastica per il cibo, ingeriscono le particelle e con esse passano sostanze chimiche tossiche attraverso la catena alimentare, arrivando, in ultima analisi, ai nostri piatti per la cena.

Per quanto riguarda i potenziali effetti dell’inquinamento da plastica sull’evoluzione degli organismi… beh: alcuni si sono domandati se la grande disponibilità di plastica disciolta negli oceani possa favorire l’evoluzione di microbi capaci di mangiarla. Alcuni studi sono in corso, ma per ora non ci sono dati chiari a riguardo.

Domenico, hai da poco lanciato EcoTrip il tuo primo album di rap "scientifico ed ambientale". Il singolo Plasticology racconta la storia della plastica, la sua straordinaria utilità, ma anche l'accumulo di rifiuti plastici nell'ambiente marino. Si parla di vere e proprie isole di plastica. Quali soluzioni sta indicando la scienza per questo problema che sta diventando preponderante su scala globale?

Se parliamo di scienza, nessuna soluzione. Rimuovere tutta la plastica dal mare è una soluzione non ipotizzabile. Anche e soprattutto perché la maggior parte della plastica dispersa negli oceani è invisibile. Ho visto molti progetti fantasiosi, ma dall'utilità assolutamente minimale. Pensiamo ad esempio alle fibre di plastica lavate via dagli indumenti in materiale sintetico, che attraversano le fogne, gli impianti di depurazione, i corsi d'acqua e finiscono in mare. Come facciamo a rimuoverle dall'acqua? L'unica soluzione realistica, scientificamente parlando, è ridurre drasticamente la produzione della plastica e vietare a livello globale quella usa e getta. Poi, soprattutto nei paesi più sviluppati, riconvertire il nostro stile di vita ad un modello di consumo plastic-free. Anche perché, come mostrano chiaramente i dati pubblicati periodicamente dalla Commissione Europea, il riciclo non basta più ed è esso stesso, parlando in termini di processo industriale, bisognoso di risorse e portatore di inquinamento. Credo che l'umanità, per il grado di sviluppo socio-economico e culturale raggiunto, sia benissimo in grado di sostituire la plastica sintetica con materiali naturali e totalmente biodegradabili. Basta volerlo. Il rapporto tra la tecnologia, l'ambiente e le nostre vite, è sicuramente uno dei temi portanti dell'album Eco Trip.

Emanuela, le tue ricerche ti hanno portata ad approfondire anche il modo in cui i cambiamenti climatici stanno alterando l'ambiente marino, per es. nelle condizioni di luminosità che alterano l'attività di fotosintesi delle piante acquatiche. La variazione della luminosità delle acque è un fenomeno a cui raramente un non-esperto pensa quando si riflette sull'inquinamento dei mari. In che misura e in quali aspetti l'inquinamento di natura antropica [provocato dall’uomo, ndR] sta modificando gli ecosistemi e gli habitat marini?

L’aumento della torbidità delle acque costiere ha come effetto la diminuzione della luce a disposizione delle piante marine e di conseguenza diminuisce la profondità alla quale questi organismi possono vivere. Così ecosistemi di gande valore ecologico, come le praterie di Posidonia oceanica o di Cymodocea nodosa (che sono due tra le specie di piante marine più rappresentative del Mar Mediterraneo) tendono a regredire e questo comporta la perdita di habitat importanti per molte altre specie di organismi marini che qui trovano i giusti ambienti per riprodursi o per cercare cibo.

Senza dimenticare poi che le praterie di Posidonia, dissipando l’energia cinetica delle onde che impattano sulla costa, proteggono le spiagge dall’erosione. Questi ecosistemi poi sono sensibili all’inquinamento chimico di vario genere: l’assorbimento delle sostanze tossiche disciolte nell’acqua o nei sedimenti (come i metalli pesanti) possono indebolire le difese delle piante rendendole più sensibili alle infezioni.

Emanuela e Domenico, voi siete organizzatori di Pint of Science e siete anche protagonisti di un progetto di comunicazione che vi vede girare il Paese in bicicletta per divulgare la scienza. Credete davvero che una buona comunicazione scientifica possa modificare la percezione ed il comportamento dei consumatori rispetto alla gestione dei rifiuti?

La scienza va comunicata quanto più è possibile. Viviamo in un mondo iper-tecnologico, nel quale, paradossalmente, buona parte della comunicazione scientifica è spinta verso la spiegazione di come funziona la tecnologia piuttosto che sull'impatto che la stessa tecnologia può avere sull'ambiente, sulla salute e quindi sulla nostra vita. Una minima parte della comunicazione scientifica è dedicata all'ecologia come scienza che studia "come funzionano gli ecosistemi", ovvero l'ambiente e gli esseri che lo abitano, uomo compreso. Ovvero, il luogo dove si producono le risorse che utilizziamo, ossigeno in primis, e dove emettiamo i nostri scarti, come l'anidride carbonica respirando, confidando nel fatto che tali scarti ritornino ad essere di nuovo risorse, grazie al lavoro fatto da altri organismi, come il plancton. Solo mettendolo a conoscenza di come funziona l'ambiente e di come le nostre attività possono mettere a rischio questo funzionamento, il cittadino può fare scelte consapevoli dal punto di vista ecologico.

Quindi, una volta constatato che di ecologia non si sente quasi parlare nei media, abbiamo inforcato le nostre bici e cominciato a girare l'Italia per parlarne ai cittadini, soprattutto in luoghi dove è ancora possibile vedere e quasi toccare con mano la relazione tra ambiente fisico ed esseri viventi, come le dune costiere di Petacciato, dove abbiamo cominciato i nostri tour in bici, nel lontano 28 giugno 2015, nel viaggio Mesothalassia, raccontato in Uno Scienziato a Pedali (Ediciclo), scritto da Domenico ed Emilio Rigatti. 

 

 

 

 

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