Torre di Cerrano. Una Zona di Protezione Speciale per tutelare l’avifauna

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La biodiversità della fauna nell’AMP Torre del Cerrano non è limitata alle specie marine. L’avvistamento di una decina di falchi lodolai lo scorso 16 agosto rafforza la candidatura dell’area a Zona di Protezione Speciale. 

L’Area Marina Protetta Torre del Cerrano vuole candidarsi a Zona di Protezione Speciale (ZPS), ossia una particolare area di protezione prevista dalla Direttiva Uccelli dell’Unione Europea per la tutela e la conservazione dell’avifauna. Uno studio di fattibilità è stato affidato al dott. Adriano De Ascentiis, direttore dell’Oasi WWF dei Calanchi di Atri. La proposta riguarda l’area compresa tra la il torrente Saline a Città Sant’Angelo e il fiume Tordino a Roseto degli Abruzzi.

Ora l’ipotesi di una ZPS si rafforza grazie all’avvistamento di un discreto gruppo di falchi lodolai, una specie raramente segnalata nel territorio e protetta dalla Direttiva Uccelli. Non solo: anche la berta maggiore, un uccello pelagico che nidifica alle Isole Tremiti, è tornata a farsi vedere nei pressi di Torre di Cerrano. Queste specie contribuiscono ad arricchire la diversità dell’avifauna dell’Area Protetta, insieme al fratino, il piccolo trampoliere protetto che nidifica nell’ambiente dunale, ormai noto ai frequentatori del parco. Nella zona collinare è nota la presenza di rapaci come gheppi, falchi e poiane, ma anche numerosi passeriformi.

L'ipotesi di Zona di Protezione Speciale, a cui l'Area Marina Protetta Torre del Cerrano si è dedicata nel corso degli ultimi due anni, prende in considerazione in particolare gli ambienti dunali costieri. Il tema della protezione dell'avifauna ruota attorno alla protezione del Fratino (Charadrius alexandrinus). La presenza importante di specie rare nella prima fascia collinare costiera dovrà essere invece tema di ulteriore riflessione che potrebbe entrare a far parte della proposta di ZPS ma che, presumibilmente, necessiterà di tempi di gestazione più lunghi, in quanto insisterebbe in spazi con una moltitudine di pianificazioni territoriali preesistenti. 

Già nel 2004, quando ancora si lavorava per l’istituzione dell’ente, uno studio prodotto da Fabio Vallarola, direttore di AMP Torre del Cerrano, accennava all'ipotesi di tutelare al meglio le specie viventi nell'intera area. La peculiarità idro-geologica dell’area collinare retrostante l’AMP Torre del Cerrano, infatti, è piuttosto pronunciata: la presenza di calanchi e laghi artificiali circondati da canneti, assieme a una rete idrica fatta di piccoli torrenti, costituiscono un riparo per la fauna e la flora selvatica, tra cui numerose specie di uccelli. Nonostante questa biodiversità, la presenza di attività umane intense nelle aree retrodunali, compresa la fascia collinare, ha reso difficile fino ad ora l’attuazione di un programma di tutela e conservazione delle risorse naturali.

 

Lo studio di De Ascentiis per la proposta di una ZPS si pone come obiettivo l’individuazione di un’area compresa tra il torrente Saline, a città Sant’Angelo, e il torrente Tordino, a Roseto degli Abruzzi. I regimi di protezione dovranno tenere conto dei diversi ambienti naturali, ma anche dell’incidenza di fattori come l’erosione, la regressione attiva dell’area costiera e l’urbanizzazione, che possono intensificare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle rotte migratorie.

 

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