Tartarughe marine: ecco come aiutare un esemplare in difficoltà

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Aumentano gli avvistamenti di tartarughe marine lungo la costa abruzzese. L’AMP Torre del Cerrano informa sui comportamenti da adottare in caso di incontro con un esemplare.

 

(foto: Pixabay)

 

Caretta caretta, la tartaruga più comune del Mediterraneo, torna a farsi vedere lungo le coste abruzzesi. Purtroppo, però, non tutti gli avvistamenti sono felici come quello avvenuto a largo delle coste di Silvi, in cui alcuni esemplari sono stati ripresi mentre nuotavano attorno ad un pattino. A ottobre 2016, infatti, si era registrato un consistente spiaggiamento di esemplari di Caretta caretta sulla costa adriatica; successivamente, il maltempo di gennaio 2017 aveva provocato lo stesso fenomeno sulle spiagge abruzzesi. A luglio, una tartaruga marina è stata avvistata a Francavilla al Mare (CH) in un groviglio di plastica e cordame. L’esemplare è stato liberato e dunque salvato.

 

Visto il susseguirsi  degli avvistamenti lungo la costa abruzzese, l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, in collaborazione con il Centro Studi Cetacei di Pescara e la Guardia Costiera, ha deciso di diramare un’infografica volta a promuovere il giusto comportamento in caso di incontro con una tartaruga in difficoltà. La prima cosa da fare è chiamare il numero d’emergenza gratuito 1530. La tartaruga va coperta con un telo bagnato e tenuta fuori dall’acqua. Nell’eventualità in cui sia intrappolata da oggetti di plastica o reti, non bisogna tentare di liberarla, ma si deve aspettare l’arrivo degli esperti del Centro Studi Cetacei di Pescara, in grado di intervenire nel modo corretto.

 

A cosa si devono tanti avvistamenti? A luglio è stata segnalata la presenza di due esemplari in salute sulle spiagge di Scerne di Pineto e nell’area della Riserva naturale del Borsacchio a Roseto. Tra le ipotesi ci potrebbe essere che Caretta caretta abbia scelto la costa teramana per nidificare. In effetti, già nel settembre 2013 a Roseto si era registrato un fenomeno raro: la schiusa di una serie di nidi di Caretta caretta in un’area fortemente antropizzata. L’evento è stato documentato dal Centro Studi Cetacei di Pescara, sul posto per soccorrere le piccole tartarughe in caso di necessità.

 

In quella circostanza, uno dei fattori principali era stata l’illuminazione urbana. Infatti la schiusa delle uova avviene generalmente di notte. Subito dopo, gli esemplari di tartaruga si dirigono verso il mare, individuato in quanto punto più luminoso in natura. L'illuminazione diretta verso riva e verso il mare, però, crea un disturbo particolare per questa specie e costituisce un problema sia per l’orientamento dei piccoli che devono raggiungere il mare, sia per l’avvicinamento degli esemplari che cercano siti utili per deporre le uova lungo la costa. Gli eventi di giugno 2013 a Roseto degli Abruzzi erano concomitanti con un malfunzionamento, durato più giorni, di tutto l'impianto di pubblica illuminazione del lungomare sud della città. Ciò ha consentito l'avvicinamento e la nidificazione della tartaruga in una condizione di buio particolare. Non a caso, oggi, nel Regolamento di Esecuzione dell'Area Marina Protetta, entrato in vigore nel gennaio del 2017, si pone particolare attenzione a questi aspetti, normando attentamente l'utilizzo delle fonti luminose dirette verso il mare da parte degli stabilimenti balneari e di tutte le strutture presenti sul mare in AMP.

 

Non è solo l’inquinamento luminoso a danneggiare la specie di Caretta caretta. L’inquinamento dei mari e la presenza di oggetti di plastica contribuiscono alle difficoltà in cui versa la specie. Un altro fattore da considerare è la pratica di sistemi di pesca invasivi: come riportato nel dossier Adriatico da Svelare, di Adriatic Recovery Project, “recenti stime hanno evidenziato che nel corso del 2014 circa 52000 tartarughe sono state accidentalmente catturate da pescherecci italiani, di cui almeno 10000 morte”.

La cooperazione di comuni, stabilimenti balneari, pescatori e privati per assumere comportamenti sostenibili potrebbe essere la chiave di volta per preservare questa specie.

Tra l’AMP Torre del Cerrano e il Centro Studi Cetacei di Pescara è stato stipulato un accordo di cooperazione tecnico-scientifica per favorire lo studio e la conservazione di mammiferi e rettili marini.



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